Alessandro Bassignana “L’airun a vòla pì àut”

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Alessandro Bassignana, piemontese d’origine e torinese di nascita, vive da oltre  51 anni ammirando dalle finestre di casa sua la catena dentata delle Alpi Cozie tra cui svetta l’imponente piramide di granito del Monviso.

Sposato con Claudia, farmacista, è  padre di Edoardo.

Laureato in Scienze Economiche esercita l’attività di libero professionista nel settore finanziario ma, appena può, fugge verso le sue “Montagne Olimpiche” dove, da molti anni, consuma le suole degli scarponi alla ricerca di galli, cotorni, camosci e cervi.

Scrive per diletto brevi racconti di caccia o poesie sulla sua Regione, ed ha partecipato ad alcuni concorsi letterari ottenendo premi e segnalazioni. Ha ottenuto riconoscimenti anche con due poesie in Lingua Piemontese, dedicate alle grandi passioni sportive del padre, pure queste…piemontesi: Fausto Coppi e il Grande Torino.


L’Airon a vòla pì àut

 La stra a rampiava për strèit turnichè

tra pra già fiorì e bes-ce e marghè,

tra nìvole d’poer che ‘l vent a bogiava,

e smiavo ‘d fiòca che tut a cuatava.

La gent lì d’antorn a crjava e bràjava,

a batìa le man, ij pugn sopatava:

“ Fòrsa campion, possa pì fòrt

daje a-i pedaj, mòla nen ora”

Piegà anans, ёl grimpeur a sudava,

a sofiava fòra e a ampinìa ij polmon,

le roe a viravo e la bici a corìa,

tra pere s-ciapà e stra da camoss.

Drissà an sla sela, cavajer an sёl caval,

nas coma un bech, afilà e pontù,

lama ‘d cotel ch’a taja l’aria

e a nufìa angord l’odor ‘d la vitòria.

Grandёssa ‘d n’òm, màire e frisin

nassù mandrògn tra mila sagrin,

a smija n’osel ch’a vòla leger,

ch’a sbèrfia je sfòrss e a va coma un tren.

Partensa da Coni, scalada ‘d sinch còj,

Madle-na ёl prim, a peul esse ёl pì doss,

e peūi ij fransèis, pì dur da rampié,

Vars, Izoard e Montgenevre per saluté.

Arvёdse a la Fransa, as torna n’Italia

as cala a Cesan-a e as monta su al Còl,

an punta doi tòr e dòp giù, a rota ‘d còl,

fin-a al traguard ‘d n’eleganta Pinareul.

A l’era ‘n dì ‘d giugn dёl secol passà,

la part dissèt d’un Gir legendari,

l’Italia a s’arpiava dai guast ‘d la guèra

e ansima a coj brich l’Airon a volava.

Da tute le radio ‘na vos familiar:

“Un uomo solo è al comando,

la sua maglia è biancoceleste,

il suo nome è Fausto Coppi.”

2013-11-15 fausto-coppi

La strada arrampicava in stretti tornanti tra prati fioriti, bestie e margari, tra nuvole di polvere che il vento muoveva e parevano neve che tutto copriva.
La gente lì intorno gridava e urlava, batteva le mani, i pugni agitava: “Forza campione, spingi più forte, dagli sui pedali e non mollare ora.”
Piegato avanti lo scalatore sudava, soffiava di fuori e riempiva i polmoni, le ruote giravano e la bici correva, tra pietre rotte e strade da camoscio.(1)
Rialzato sulla sella, cavaliere sul cavallo, naso come un becco, affilato e appuntito, lama di coltello che taglia l’aria, che annusa ingordo l’ odor della vittoria.
Grandezza d’un uomo, magro e gracilino, nato mandrogno (2) tra mille tribolazioni, sembra un uccello che vola leggero, che irride gli sforzi e va come un treno.
Partenza da Cuneo, scalata di cinque colli, Maddalena il primo, può essere il più dolce, e poi i francesi, più duri da scalare,Vars, Izoard e Monginevro per salutare.
Arrivederci alla Francia, si torna in Italia, si scende a Cesana e si risale al Colle,(3) in punta due torri e poi giù, a rotta di collo,sino al traguardo nell’elegante Pinerolo.
Era un giorno di giugno, del secolo passato, la tappa diciassette d’un Giro leggendario, l’Italia si riprendeva dai guasti della guerra, e in cima a quelle vette l’Airone volava.
Da tutte le radio una voce familiare: “ Un uomo solo è al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi.”

(1) Stra da camoss: anticamente strada dissestata.
(2) Mandrogno: alessandrino.
(3) Colle: i torinesi definiscono “Colle” il col del Sestriere.

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